Morire per una fotografia

Morire per una fotografiaIn questo periodo – complice la bella stagione, le vacanze estive e i mesi tutt’altro che semplici appena passati – è davvero tanta la voglia di trascorrere del tempo all’aria aperta.

Leggendo i quotidiani, però, mi sono reso conto con rammarico di quanto numerose  siano le notizie di cronaca legate ad incidenti – quasi sempre mortali e quasi sempre in montagna – “causati” dal tentativo di realizzare una fotografia.

A titolo di esempio, riporto alcuni link ad articoli di quest’anno (2021):

https://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/cascate-acquafraggia-incidnete-1.6479437
https://www.ilrestodelcarlino.it/imola/cronaca/incidente-montagna-1.6398637
https://www.lastampa.it/cronaca/2021/06/25/news/turista-precipita-in-una-scarpata-e-muore-a-lipari-stava-scattando-una-foto-da-un-punto-panoramico-dell-isola-1.40429870
https://www.altoadige.it/cronaca/merano/cade-e-muore-scattando-la-foto-1.2798791

Ragazzi giovanissimi o persone di mezza età, esperti escursionisti o semplici amanti del trekking perdono la vita precipitando in dirupi per scattarsi un selfie o per catturare un paesaggio.

Assumendo per corrette le ricostruzioni dei giornali ed escludendo gli incidenti imputabili a fatalità del tutto imprevedibili, il fascino di una inquadratura più suggestiva spesso induce ad un abbassamento della percezione del pericolo e della consapevolezza dei propri limiti.

La conseguenza è che una volta concentrati sul fine (la fotografia) si perde di vista il rischio insito nello scavalcare una recinzione, nel fare un passo di troppo verso il limitare del vuoto, nell’arrampicarsi su uno sperone di roccia che affaccia sull’infinito.

Non dimentichiamo che la montagna, in generale, è un ambiente “pericoloso” già quando si presta la massima attenzione, sicuramente lo è di più non appena si abbassa la guardia.

Come appassionato di montagna e di fotografia di paesaggio questi incidenti non possono che farmi riflettere, anche perché alcuni avvenuti in luoghi dove sono stato e che conosco. Senza arrivare necessariamente alla tragedia, basta guardare alcune immagini postate sui social per capire al volo che molte sono scattate in situazioni di potenziale o di evidente pericolo.

Un passo su un terreno che frana sotto il nostro peso… la scarpa che scivola su una pietra o sull’erba umida… un giramento di testa causato da una vertigine improvvisa… la stanchezza di ore di cammino che toglie lucidità e forza… quindi la perdita di equilibrio e infine la caduta

Fortunatamente, il più delle volte tutto si risolve con un massaggio veloce al fondo schiena dolorante e una risata a sdrammatizzare la situazione ma se con la tua fotocamera ti sei spinto sul ciglio di un tratto esposto per cercare la migliore composizione precipitare è davvero questione di un attimo.

Allora, quando ti viene voglia di andare un po’ più in là con il cellulare in mano o con la macchina fotografica al collo, fermarti! Se l’angolazione non è delle migliori pazienza, se accanto a te un’altra persona ignora il pericolo tu continua a scattare in sicurezza perché nessuna fotografia vale la vita.

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Fonte immagine: https://pixabay.com – Autore: Hans – Pixabay License

Morire per una fotografia ultima modifica: 2021-08-02T17:45:27+00:00 da Massimo Mazza